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Sergio Rossi presenta “Oltre il Giubileo I. Pittura e Misericordia a Roma 1300-1675”

A tutti gli amici blogger di Roma amanti della Storia dell’Arte, segnalo questo evento: mercoledì 8 febbraio 2017 alle 18:30, Sergio Rossi, storico dell’arte e docente di Storia dell’Arte Moderna all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, presenta il suo libro “Oltre il Giubileo I – Pittura e Misericordia a Roma 1300-1675”.
L’evento si svolgerà presso il Teatro Flavio (via Crescimbeni 19 – Roma).
Questo incontro sarà anche l’occasione per raccontare il progetto “Italia e Malta. Sulle tracce di Caravaggio e dei caravaggeschi”, il viaggio in partenza il prossimo 24 marzo 2017 condotto da Sergio Rossi e Dante Bartoli per i Viaggi Levi.

http://www.viaggilevi.com/sergio-rossi-presenta-oltre-giubileo-pittura-misericordia-roma-1300-1675/

Talenti in rete

Noi italiani, è risaputo, siamo un popolo di santi, navigatori e scrittori, parlaci del mestiere di scrivere oggi per il teatro: in che modo può diventare una professione e quali i segreti per riuscire. Daniela: In realtà non esistono segreti né formule magiche. Esiste solo tanta passione e tantissimo lavoro, e per lavoro intendo: studio, fatica, buchi nell’acqua, piccoli trionfi e grandi tonfi, delusioni, successi e così così, irrorati da tante tante goccioline di sudore, perché, come per tutti i mestieri sospesi tra arte e artigianato, più della teoria conta la pratica che una volta – ma anche oggi – si chiamava gavetta. Andando a questioni più concrete, se per scrivere in generale basta un PC – una volta si sarebbe detto “carta e penna”, e prima ancora “carta e calamaio” –, per scrivere narrativa o poesia o qualsiasi altro testo che abbia velleità artistiche, oltre al talento che ahimè ci può dare solo un DNA ben predisposto, servono una buona conoscenza della lingua in cui si scrive, una buona conoscenza delle tecniche di scrittura…

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scena_82Scena 82

È uscito il nuovo numero di “Scena”, trimestrale di Spettacolo Cultura Informazione dell’Unione Italiana Libero Teatro. All’interno le mie recensioni per la rubrica Libri&Teatro: “Teatro” di Maura Del Serra, e “Piccoli editori Don Chisciotte”

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copionePrima lettura

Dedicato a Giulia e a Guendalina
Essere di nuovo intorno a un tavolo, avere di nuovo un copione tra le mani, il mio, un copione che esplode nelle orecchie e nella testa. Essere di nuovo con i sensi all’erta, attenti a ogni inflessione, a ogni respiro, avere di nuovo gli occhi che cercano un contatto con l’anima degli attori, sospesa tra ciò che è e ciò che dovrà diventare.
Mai come in quel momento loro, attori e personaggi, hanno bisogno di te: dei tuoi perché, del perché delle tue scelte, del perché delle parole, quelle e non altre, e tu devi saper ricordare e trasmettere il ricordo, il tuo filo rosso che dalla pagina bianca ti ha portato a quei corpi che respirano, che si muovono, arrotolati in emozioni variabili quanto è variabile il corso della vita. E, alla fine, è come una danza: gli attori, l’autore, i personaggi già vivi nelle parole che si lanciano – lievi, urlate, ironiche o spruzzate di malinconia –, nel movimento che si palesa attraverso le intonazioni della voce – una spinta, un broncio, una risata –, nella scena ancora solo immaginata – una foglia che cade, una panchina nell’ombra – ma che è già scena negli occhi di ognuno, che è già teatro.

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scrivereScrivere per il teatro

Scrivere per il teatro non è scrivere un racconto o un romanzo, non è neanche scrivere una poesia che, come ogni scrittura destinata alla lettura, è un atto creativo solitario e privo di intermediari tra autore e pubblico/lettore.
Scrivere per il teatro presuppone che tutto ciò che verrà messo su carta, dalla prima fino all’ultima frase, non solo sarà recitato da persone in carne e ossa, ma sarà anche agito in uno spazio ben preciso. Se non si persegue questa finalità scrivere per il teatro non ha senso.
Quindi quando si inizia a scrivere bisogna essere più concreti possibile. Concreto non significa realistico. Concreto in base alle possibilità e alle realtà che si hanno a disposizione.
Poi dobbiamo avere ben chiaro cosa vogliamo raccontare… non tutta la storia, quella arriverà per gradi, ma il senso che vogliamo darle.

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smorfie

Che il rospo venga fuori!

Mettersi davanti a uno specchio a fare le smorfie, per vedere quanto si deforma il viso e che potere ha di trasmettere, oltre alla bellezza, anche la bruttezza che alberga in tutti noi, è un esercizio utile non solo a chi fa teatro, ma pure a chi il suo teatro lo vive nella vita di ogni giorno.

Guardarsi nello specchio in quelle pose che non vorremmo mai mostrare a nessuno, è un po’ come guardarsi dentro e tirare fuori tutto ciò che ci disgusta e che, per civile convivenza, siamo costretti ad ingoiare. Fai la linguaccia al capo che ti impone gli straordinari (gratis), digrigna i denti al chihuahua della tua vicina che ha una sirena incorporata nella gola, arriccia il naso contro la cassiera che, quando glieli chiedi con garbo e cortesia, ti butta regolarmente i sacchetti della spesa in faccia. Ecco, liberati dei tuoi rospi… e poi sorridi.
Se poi, alla fine delle smorfie, i tuoi rospi sono ancora tutti lì, pensa che hai fatto un po’ di ginnastica facciale, il che non guasta.

Liebster award 4.0 a modo mio

Innanzitutto chiariamo cos’è questo Liebster award 4.0: un riconoscimento conferito da parte di alcuni blogger (anch’essi nominati a loro volta) ad altri colleghi blogger di cui apprezzano – si spera – le riflessioni contenute nei loro blog.
Certo, messa così, potrebbe anche sembrare una bella Catena di sant’Antonio, di quelle che quando mi arrivano (un tempo per posta, ora per e-mail) cestino senza troppi ripensamenti, e anche con una smorfia di disappunto sul mio muso da gatto.
Però, in questo caso, trovo l’iniziativa molto simpatica visto che la nomination arriva da due blogger che leggo spesso e che stimo: Manu del blog “Un viaggio per due” e Claudio del blog “Personaggio in cerca d’autore“.
Sì, avete letto bene, non ci sono refusi: le nomination sono state due. Colpa mia, col poco tempo a disposizione per occuparmi del blog, dalla prima nomina ho fatto passare un po’ di tempo, e così se ne è aggiunta una seconda.

Quindi, intanto, ne approfitto per ringraziare tantissimo sia Manu che Personaggio per avermi coinvolta in questo losco giro di domande (10 per ciascuno), a cui cercherò di rispondere in maniera sintetica e soprattutto sincera.

Iniziamo con quelle proposte da Manu:

  • Perché hai aperto un blog?
    Perché mi occupo di comunicazione e spettacolo dall’età di vent’anni e, dopo tanta vita dedicata al teatro, mi faceva piacere condividere questa esperienza – di crescita professionale e umana – con altre persone.
  • Riassumi te stessa e il tuo blog.
    Realtà e finzione.
  • Come ti immagini da qui a qualche anno con il tuo blog?
    Non mi immagino, vivo il presente. Oggi c’è, ci siamo… domani, chissà.
  • Qual è la colonna sonora dei tuoi viaggi?
    I brani di musica classica contemporanea composti da mio marito. Un compositore dal talento eccezionale.
  • A chi ti ispiri quando scrivi?
    Quando ero giovanissima dicevano che la mia scrittura somigliava a quella di Pirandello, poi è stata la volta di Osborne, Beckett, Pinter, Kristóf. Oggi, per fortuna, non mi paragonano più a nessuno. Ho trovato la mia voce.
  • Se fossi una città, quale sceglieresti di essere? In quale ti identifichi?
    Roma, sono romana dentro nel senso più romano – e meno becero – del termine.
  • Qual è il tuo paesaggio preferito? Quello che ti ispira.
    Un rifugio in montagna d’estate.
  • Come prepari un tuo articolo?
    Ho poco tempo, e non scrivo mai a vanvera. Scrivo solo se ho qualcosa da comunicare.
  • Che tipo di lettore immagini legga il tuo blog?
    Vorrei rispondere intelligente, ma mi limito a curioso. La curiosità è una grande, grandissima risorsa.
  • Quale consiglio daresti agli altri blogger come te?
    Scrivete ciò che sentite davvero. I bugiardi si riconoscono sempre.

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Ora passiamo alle dieci domande proposte da Personaggio:

  • Lo sai chi ha inventato il Liebster Award 4.0? (perché io non l’ho capito!)
    Un buontempone, col gusto sadico per le catene e per i santi.
  • Sinceramente, perché pensi che i blogger si scambino questi “premi”? (al di là delle finalità dichiarate e copia-incollate)
    «Sì leggera è l’umana vanità!» (Romeo e Giulietta, Shakespeare, atto II, scena VI)
  • Trovi interessante/utile/divertente il blog che ti ha nominato? (cioè il mio!)
    Repetita iuvant: «Sì leggera è…» 🙂 Scherzo! Buona la prima: interessante.
  • Quanto tempo dedichi a leggere e commentare gli altri blog?
    Pochissimo, per mancanza di tempo.
  • Quanto tempo dedichi a gestire il tuo blog? (soprattutto a rimirare le statistiche!)
    Idem come sopra.
  • Tra tutto ciò che pubblichi/hai pubblicato nel tuo blog, cos’è che ti da/ti ha dato più soddisfazione?
    Mi avvalgo della facoltà di non rispondere e voglio il mio avvocato!
  • Quanto influisce avere un blog sul tuo modo di comunicare e rapportarti con gli altri?
    È come togliere il lucchetto al proprio diario: strappi le pagine più intime, e lasci trapelare l’essenza.
  • Quali sono le condizioni migliori per sviluppare la tua creatività?
    Al contrario di quello che si racconta su chi scrive, ho bisogno di serenità assoluta e di assoluta sobrietà.
  • Hai mai fatto teatro, e se sì, ricordi cos’hai provato la prima volta che sei salito sul palco?
    Sto aspettando l’avvocato, sarà qui a minuti.
  • È nata prima la frittata o il pollo arrosto?
    Eccolo, è arrivato. Scusa sai, ma ha pagato la cauzione. Sono libera! 😀

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E veniamo al momento clou di tutta questa faccenda. Adesso dovrei nominare altri dieci blogger e destinarli a rispondere alle mie dieci domande. È vero che, come dice Personaggio, è un modo per creare una rete di conoscenze, ma la mia natura estremamente riservata cozza contro questa pratica vagamente coercitiva. Quindi ho deciso – e se qualcuno non è d’accordo, il mio avvocato è disponibile per un chiarimento – di ribaltare l’ultima regola del gioco.

Io propongo dieci domande, e chi vuole dei miei contatti, presenti e futuri, può rispondere liberamente. Perché di persone sincere come voi, Manu e Personaggio, ce ne sono poche. La maggior parte di coloro che ha partecipato al gioco, ne sono certa, ha nominato le persone a casaccio giusto per togliersi la patata bollente dalle mani, proprio come si fa con le catene di sant’Antonio.
Con la stessa sincerità vi dico che non saprei chi nominare. Ho aperto il blog da pochi mesi e ho pochi contatti, quei pochi li conosco poco e con tutto questo poco non me la sento di nominare nessuno.

Quindi lancio le mie dieci domande come un messaggio nella bottiglia, e ognuno è libero di farne ciò che vuole.

Le 10 domande sono:

  1.  È il tuo primo blog?
  2. Quando lo hai aperto eri cosciente o sotto l’effetto di allucinogeni?
  3. Perché ritieni di avere il diritto di possedere un blog e, quindi, di comunicare ciò che pensi al mondo intero?
  4. E cosa speri di ricavarne?
  5. In questi mesi da blogger hai aumentato la stima in te stesso o l’hai persa irrimediabilmente?
  6. Prova per un attimo a metterti nei panni di chi legge, ti piacciono le cose che scrivi?
  7. Scrivi di getto o rileggi cento volte?
  8. Cosa ti dà WordPress che non possa darti Facebook o Twitter?
  9. Quando commenti i blog altrui, lo fai per sincero interesse o solo per aumentare la tua visibilità?
  10. Perché hai deciso di rispondere alle nove domande che ti ho posto?

Bene. Io avrei concluso… potete tirare un sospiro di sollievo 😉

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bon_ton Il bon ton dello spettatore

Spesso i teatri che frequento sono i cosiddetti teatri off, ossia luoghi dell’arte dalle dimensioni lillipuziane (trenta posti al massimo) e il più delle volte estromessi dai circuiti ufficiali. Questi teatri offrono spesso una programmazione interessante per chi, come me, si occupa di drammaturgia contemporanea. Sono delle vere e proprie fucine di novità e sperimentazione, in cui giovani talenti crescono – o avvizziscono – seguendo le dure leggi della savana, trovando comunque un palcoscenico da cui far arrivare la propria voce, con la speranza che non si trasformi in una eco lontana.
Ebbene, a questo punto voglio spendere due parole sui frequentatori di detti teatri.
Sorvolando sull’abbigliamento che va dal dimesso allo scaciato (qualcuno gli dica, per favore, che le mutande fuori dai pantaloni non sono ammesse in nessun luogo, neanche nei teatri off), sugli applausi che si susseguono ad ogni minima battuta e anche sulla cattivissima abitudine di mangiare cracker e patatine durante lo spettacolo, mi domando e chiedo: perché succede 10 volte su 9 che lo spettatore arrivi con almeno quindici minuti di ritardo? Non è una sposa né gli è stato concesso il quarto d’ora accademico. E perché non spegne mai – MAI! – il suo maledetto cellulare?

Il teatro è sempre un tempio, piccolo o grande che sia.

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violaIl cappotto viola

Ogni volta che arriva Pasqua non posso fare a meno di pensare al mio cappotto viola, di velluto a coste, che alberga nel mio armadio da tanti anni e che ha visto tanti camerini di teatro. Quel cappotto è stato l’incubo di tutti i registi e gli attori con cui ho lavorato. Nessuno ha mai osato dirmi nulla, ma quando entravo spavalda coperta di viola da capo a piedi, vedevo i loro volti sbiancare, le loro labbra tremare e i loro capelli – se ancora ne avevano – afflosciarsi.
Ebbene, ogni spettacolo sponsorizzato dal mio cappotto è stato un successo a riprova che la sfiga – quella vera – è solo nella testa di chi la teme.

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scena_79Scena 79

È uscito il nuovo numero di “Scena”, trimestrale di Spettacolo Cultura Informazione dell’Unione Italiana Libero Teatro. All’interno le mie recensioni per la rubrica Libri&Teatro: “Farà giorno” di Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi, “Trattato di scenotecnica” di Bruno Mello

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