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parolacciaLa parolaccia multitasking

Ci sono varie tipologie di parolaccia: c’è quella usata una tantum in un momento di forte stress, c’è quella usata come intercalare e, infine, la parolaccia per far ridere.

La prima, quella da stress, è una parolaccia spontanea e irrefrenabile che sale dalle viscere, si appoggia alle corde vocali e tracima fuori dalle labbra in un rigurgito catartico. Non è bella ma è liberatoria e per questo ha una sua spicciola utilità: fa sentire meglio.
La seconda, quella usata come intercalare, è propria di chi non ha il senso della misura. Denota un carattere debole ed incline alla sciatteria ed è propria dell’essere umano che non ha ben chiari i confini tra rozzezza e buona educazione, o meglio: tra volgarità ed eleganza.
L’ultima, la parolaccia per far ridere, appartiene al genere becero proprio di coloro che, non avendo alcun talento per la scrittura, ricorrono a mezzucci per strappare il favore del pubblico il quale, per l’occasione, indossa l’abito del perfetto idiota e ride a crepapelle ad ogni sostantivo che indichi un membro maschile o altre parti del corpo umano che suscitano – facendo leva sui tabù inculcateci da piccoli – un’ilarità isterica.
Io consiglierei: all’aspirante autore di seguire un bel corso di scrittura drammaturgica e al pubblico di rivolgersi ad un bravo sessuologo. Sono certa che a quel punto otterremmo qualche scrittore becero in meno e un po’ di pubblico interessante e interessato in più.

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birdÈ teatro, parliamone

“Birdman”, teatro nel cinema, cinema nel teatro. Gli attori sono davvero così narcisisti? Sì. Il mondo dello spettacolo è davvero così folle e spietato? Sì.
Il film di Inarritu non è solo un bel film girato con la camera a mano in una continua girandola di piani sequenza e piani sovrapposti studiati meticolosamente a tavolino, non è solo un cast di attori eccezionali che reggono la sceneggiatura anche per dieci minuti di fila piegati alla volontà del regista che li spiattella sullo schermo come se fossero nel mezzo di una pièce, ma è l’essenza del teatro stesso: amore, odio, fortuna, narcisismo, invidia, talento, incapacità, ipocrisia, esaltazione. Altezze e bassezze di un mestiere che solo chi lo vive sulla pelle sa di cosa stiamo parlando quando parliamo di teatro.

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