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copionePrima lettura

Dedicato a Giulia e a Guendalina
Essere di nuovo intorno a un tavolo, avere di nuovo un copione tra le mani, il mio, un copione che esplode nelle orecchie e nella testa. Essere di nuovo con i sensi all’erta, attenti a ogni inflessione, a ogni respiro, avere di nuovo gli occhi che cercano un contatto con l’anima degli attori, sospesa tra ciò che è e ciò che dovrà diventare.
Mai come in quel momento loro, attori e personaggi, hanno bisogno di te: dei tuoi perché, del perché delle tue scelte, del perché delle parole, quelle e non altre, e tu devi saper ricordare e trasmettere il ricordo, il tuo filo rosso che dalla pagina bianca ti ha portato a quei corpi che respirano, che si muovono, arrotolati in emozioni variabili quanto è variabile il corso della vita. E, alla fine, è come una danza: gli attori, l’autore, i personaggi già vivi nelle parole che si lanciano – lievi, urlate, ironiche o spruzzate di malinconia –, nel movimento che si palesa attraverso le intonazioni della voce – una spinta, un broncio, una risata –, nella scena ancora solo immaginata – una foglia che cade, una panchina nell’ombra – ma che è già scena negli occhi di ognuno, che è già teatro.

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scrivereScrivere per il teatro

Scrivere per il teatro non è scrivere un racconto o un romanzo, non è neanche scrivere una poesia che, come ogni scrittura destinata alla lettura, è un atto creativo solitario e privo di intermediari tra autore e pubblico/lettore.
Scrivere per il teatro presuppone che tutto ciò che verrà messo su carta, dalla prima fino all’ultima frase, non solo sarà recitato da persone in carne e ossa, ma sarà anche agito in uno spazio ben preciso. Se non si persegue questa finalità scrivere per il teatro non ha senso.
Quindi quando si inizia a scrivere bisogna essere più concreti possibile. Concreto non significa realistico. Concreto in base alle possibilità e alle realtà che si hanno a disposizione.
Poi dobbiamo avere ben chiaro cosa vogliamo raccontare… non tutta la storia, quella arriverà per gradi, ma il senso che vogliamo darle.

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acquaLa conduttrice di pensieri

Una due tre cinquanta vasche.

Scivolo sull’acqua alternando gli stessi movimenti, alternando lo stesso respiro, e intanto penso: lei si accorgerà di essere spiata ma non sa da chi, lui la vede fuggire ma non sa da cosa, l’altra li osserva nella penombra ma non sa perché. Poi, tra una bracciata e l’altra, tutto diventa chiaro, perfino ovvio nella sua urgenza manifesta. Ora so chi la osserva da lontano, so dove fugge e chi la insegue.

Esco dalla vasca, sfilo la cuffia, infilo l’accappatoio ed esco, lasciando a terra una pozza d’acqua e di pensieri.

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